Blu Notte

Amo il blu e la sua intensità, il suo essere carico. È così, intenso e carico, che percepisco un sentimento, un cibo, una parola. Uno stato d'animo.
Il blu è il colore dei lapislazzuli, parola persiana. Dalle sfumature innumerevoli, legate al cielo, al mare, dai suoni evocativi. Cerulo, ceruleo, cilestro...
E turchino, per via di quella pietra turca.
Nell'imperfezione del bluastro si nasconde un fiore, bluet, il fiordaliso.
Nell'indefinibilità del glauco sfumature verdi o grigie.

Per i Mongoli Gengis Khan era figlio di una cerva e di un lupo blu.
Il Cristo e la Vergine indossano un mantello blu.
La Cina non lo amava. Anticamente non esisteva neanche un ideogramma per dirlo. In Cina i fiori, gli occhi e i tessuti blu portano sfortuna.

Ha scritto D'Annunzio: «Una bella mattina d'ottobre, piena di cobalto e di sole», piena di quell'azzurro intenso che il tedesco kobalt deriva da kobald, un folletto. Perché i minatori pensavano che un dispettoso folletto sostituisse con il cobalto il prezioso argento di cui loro erano in cerca.

Sono nata in ottobre, in una notte ancora più blu del cobalto del giorno.

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[Sto costruendo queste pagine, ho bisogno di un po' di pazienza e di tempo]